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Le Minoranze Linguistiche a patrimonio dell'Umanità PDF Stampa E-mail
Venerdì 26 Aprile 2013 19:57

     UnescoLa candidatura delle minoranze linguistiche calabresi a patrimonio immateriale dell’umanità ha grande valore innanzitutto per la Calabria stessa, unica regione italiana a non avere alcun bene con tale riconoscimento.

     Di per sé, inoltre, per la nostra regione costituisce una presa d’atto, ai più alti livelli, dell’importante ruolo svolto dalle nostre comunità sul piano della crescita culturale della società calabrese, cui le minoranze linguistiche hanno apportato linfa vitale di collegamenti con la storia più antica della nostra terra e con importanti realtà internazionali, come la Grecia e l’Albania, nonché con tutte le comunità dalle medesime radici linguistiche sparse in ogni angolo del mondo.

     Sottolineo l’importante ruolo svolto su questo tema dal comune di Bova Marina, con l’amministrazione Squillaci, che, in sinergia con l’università Mediterranea di Reggio Calabria, e in particolare con il compianto prof. Edoardo Mollica, ha ripreso l’idea della candidatura all’Unesco (in passato già presentata, ma non accettata) e ha costituito un comitato internazionale ad hoc, con la partecipazione di illustri studiosi di ogni parte d’Europa e di rappresentanti di ICOMOS-Italia e Grecia (gli organismi, cioè, che si occupano della valutazione delle candidature), i cui esperti hanno contribuito notevolmente a tracciare la via da seguire per raggiungere l’obiettivo.

     Indipendentemente, dunque, dal risultato finale dell’ottenere o meno il riconoscimento, il fatto stesso di candidare le minoranze a patrimonio dell’umanità costituisce un momento di valorizzazione del loro patrimonio storico, linguistico e culturale, e pertanto un incoraggiamento a incrementare gli sforzi per salvaguardare tale ricca eredità.

     La candidatura, inoltre, costringe, di per se stessa, a guardare al territorio in una prospettiva completamente diversa rispetto all’attuale. Questa necessità inderogabile è stata espressa efficacemente dal compianto prof. Tomaszewski, membro del citato comitato scientifico di Bova Marina, il quale dichiarò: “Se volete la candidatura, dovete innanzitutto mettere mano ai piani regolatori”. Per quanto possa sembrare strana, tale affermazione è facile da comprendere: affinché la candidatura venga accettata, infatti, occorrono un contesto virtuoso, un ambiente “a misura d’uomo”, comunità linguisticamente e culturalmente vitali… La candidatura, quindi, ci costringe a interrogarci: i nostri paesi (parlo per i greci di Calabria), la nostra lingua, hanno oggi tali requisisti? Dalla (ovvia) risposta a questa domanda può, allora, scaturire il vero vantaggio della candidatura, e cioè un impegno serio a migliorare il nostro contesto ambientale e culturale, a studiare finalmente un piano organico e razionale di sostegno alla lingua greca, basato su un metodo scientifico e affidato a persone competenti, ponendo fine a strumentalizzazioni e sprechi che non hanno alcuna giustificazione.

     È ben noto a tutti, infatti, che oggi sempre più persone parlano del greco e sempre meno parlano il greco. Se la candidatura servirà a stimolare un serio e obiettivo esame della realtà, scevro da mistificazioni, e a cambiare l’attuale stato di cose, allora ben venga.

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Tito Squillaci
Associazione Ellenofona "Jalò tu Vua"
Bova Marina  (RC)

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