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Culti a Leucopetra PDF Stampa E-mail
Sabato 22 Giugno 2013 19:26

Culti a leucopetraLa storia dei culti a Leucopetra inesorabilmente si intreccia con la fantastica storia di questo territorio immediatamente a sud della grande polis di Rhegion e ad essa strettamente collegato come probabile demos.

Importante punto d’avvio e di grande rilevanza per tracciare la storia dei culti praticati nel territorio di Leucopetra, si rivelano essere i dati di carattere archeologico che sono emersi da una serie di rinvenimenti casuali avvenuti in due distinte aree di questo territorio che ben ci aiutano a comprendere l’importanza del culto stesso per le popolazioni che qui vi abitavano.

La prima area che ha fornito importanti testimonianze relative a culti praticati a Leucopetra, è il territorio posto sulla dorsale del promontorio di Capo D’armi dove, secondo alcune fonti, sorgeva un oppidolum graecum.

Nel 1904 infatti lo studioso reggino Domenico Carbone Grio rese noto di avere rinvenuto in contrada Vasì di Lazzaro proprio sulla dorsale in questione, preziose testimonianze relative a un culto ctonio di alcune divinità agresti. I reperti rinvenuti dal Carbone Grio appartenevano a una stipe votiva sacra al culto di Demetra o a quello della figlia Kore che attesta in maniera inequivocabile la presenza di un temenos, ovvero un recinto sacro, dedicato proprio al culto e attivo con molta probabilità dall’età arcaica a tutta l’età ellenistico-romana. Del prezioso materiale rinvenuto faceva anche parte una stele incisa con un’epigrafe databile al V sec. a.C. dedicata sempre a queste due divinità nella quale si legge che Kleainetos, figlio di un tale Nicomaco, dona loro la decima parte dei suoi prodotti. Appartenente sempre ai reperti rinvenuti in quest’area c’è anche una statuetta fittile muliebre che regge, seduta sulla propria spalla sinistra, una divinità acefala vestita con un lungo chitone ornato artisticamente.

La frazione Vasì menzionata dallo studioso reggino si trova proprio al confine fra Lazzaro e Saline. Un rinvenimento molto similare per tipologia e caratteristiche dei reperti a questo già descritto, si ebbe circa quarant’anni dopo in un’altra importante area del territorio di Leucopetra; lo Stretto della Ferrina.

Infatti nel 1948 nel corso dei lavori di scavo per la costruzione di un serbatoio idrico in località “Stretto della Ferrina”, lungo la strada provinciale che da Lazzaro conduce a Motta, la ditta che eseguiva i lavori si imbatté casualmente in una nuova stipe votiva; una larga favissa nella quale erano deposte numerose statuette votive in terracotta attestanti anche in questo caso un culto a una divinità ctonia identificabile anche stavolta con Demetra e praticato dal V sec. a. C. fino al III. Tra i reperti rinvenuti meritano sicuramente di essere menzionati per la loro bellezza e per le loro caratteristiche stilistiche una statuetta fittile rappresentante una figura femminile assisa in trono, vestita con chitone che tiene sul grembo una colomba e con la mano sinistra alzata databile al IV sec. a. C.; un boccaletto fittile verniciato di nero solo nella parte superiore e nell’ansa, una piccola oinochoe attribuibile alla seconda metà del IV sec. a. C. e una statuetta fittile muliebre, nuda, senza arti con una collana a gocciole.

La datazione di questa stipe è da porsi in un arco cronologico compreso tra il V sec. a. C. e il III, periodo nel quale ebbe ampia diffusione il culto di Demetra in tutta la Magna Grecia e nel reggino in particolare. Demetra, Cerere per i Romani, era la figlia di Cronos e di Rea e sorella di Zeus e nella mitologia greca era una divinità di grande importanza: infatti proteggeva la terra coltivata e tutti i prodotti agricoli. Come simbolo della terra, Demetra fu anche simbolo della fertilità e della fecondità e fu anche la dea protettrice del matrimonio e della maternità. Viene quasi sempre rappresentata assisa in trono e con una folta capigliatura a chioma ornata di spighe. Nulla esclude che anche presso lo “Stretto della Ferrina” fosse stato eretto un temenos per il culto proprio a Demetra nel quale i fedeli, dopo riti e sacrifici, lasciavano le loro offerte alla dea in segno di ringraziamento per la prosperità della terra.

Alla luce di tutto ciò, a mio avviso, è anche ipotizzabile, considerato che Demetra fu anche dea della fertilità e del matrimonio, che qui venissero compiuti riti sacri che vedevano protagoniste le fanciulle del luogo che si affidavano a questa divinità nella speranza che venisse concesso loro il dono di una buona fertilità dopo aver contratto matrimonio. Due importanti testimonianze di culto praticato a Leucopetra fin dall’età greca che evidenziano tra l’altro la centralità dei culti agresti in un territorio soggetto, per il continuo “divenire della storia”, a costanti e radicali trasformazioni.  

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