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I Principi Ruffo della Motta San Giovanni PDF Stampa E-mail
di Saverio Verduci   
Lunedì 11 Agosto 2014 10:59

Ruffo1605, 23 Settembre, 4°Indizione.

Il Duca di Bagnara Don Carlo Ruffo comprò la Terra della Motta San Giovanni da Don Mario Ioppoli della città di Messina, utile Signore della Terra di Motta, mediante consenso del Dottor D. Francesco Mandarene, curatore dato dal Sacro Regio Consiglio al patrimonio di detto Don Mario, giusta il processo in Banca di Giovanni Andrea Borrelli, unitamente al Casale inabitato, seu Castello chiamato Santonucito con i seguenti corpi Feudali e burgensatici, e con la giurisdizione delle prime, e seconde cause, civili, criminali, e miste, mero e misto Impero, e col jus Patronato, et conferendi della Badia di S. Antonio, la quale ha di rendita docati 150 l’anno:

Corpi Feudali

- Mastrodattia;

- Bagliva, Pascolo, Pescagione, e Menatura di Animali;

- (…)

- Fondaco seu Taberna della Marina;

- Palazzo Baronale, compreso l’appartamento sopra la porta della Terra incontro la Chiesa di S. Sebastiano.

Corpi Burgensatici

- Giardino alla marina piantato di celsi rossi dalla parte di sopra, e dalla parte di sotto vi è canneto, peschiera d’acqua, ed acquedotti ,e confina colli beni di Pitea, fondaco seu Taberna feudale, via pubblica, ed altri;

- (…);

- Vigna sotto la Terra;

- Diversj territorj aratorj;

- La casa dove abita il Capitano seu Governadore;

- Casa dove si conserva il grano;

- Due bassi siti nella strada, detta della corte;

- (…).

 

E’ questo uno stralcio ufficiale dell’atto d’acquisto del feudo di Motta San Giovanni da parte di Carlo Ruffo, I° Duca di Bagnara, Signore di S. Antimo, di Solano e di Fiumara di Muro siglato il 23 Settembre del 1605 (A S N, Archivio Ruffo di Bagnara. Patrimonio, vol. 63, ff,1r-2v.).

Il feudo mottese venne acquistato per 45 mila ducati con lo scopo preciso di potenziare proprio questi territori in riva allo Stretto fruttandone le loro peculiarità.

Tre anno dopo l’acquisto dei territori costituenti il feudo mottese, nel 1608, Don Carlo acquistò per 59 mila ducati anche il vasto feudo di S. Lorenzo congiunto col Casale di Bagaladi in passato appartenuto in proprietà agli Abenavoli, signori di Montebello.

Don Carlo, come risulta da tutta una serie di altri atti, sposò Donna Antonia, figlia di Don Federico Spatafora, Barone del Biscotto e influente personalità del mondo economico messinese.

Il possesso delle Gabelle del Biscotto garantì una quanto mai ampia sicurezza sul monopolio del commercio dei grani, sulla panificazione e sulla fornitura delle derrate sul vasto circondario. Avere dunque acquisito in possesso il feudo di Motta San Giovanni significò quindi per Don Carlo Ruffo, il diretto controllo economico-militare non solo dell’intero Stretto di Messina, ma anche della stessa città di Reggio la cui politica all’epoca era direttamente gestita dalle più potenti famiglie cittadine.

Il figlio di Don Carlo fu Francesco, II° Duca di Bagnara che ereditò tutti i possedimenti del padre e acquisì inoltre il possesso del feudo di Amendolea completando così il diretto controllo dell’economia agricola e signorile sul territorio calabro.

Francesco sposò nel 1616, Donna Imara, figlia prediletta di Don Vincenzo Ruffo, Principe di Scilla.

Francesco seguì nell’amministrazione dei possedimenti di lui divenuti proprietà, l’esempio dei suoi predecessori dedicandosi con particolare impegno proprio al territorio della Motta come denota la “platea” del 1620 dove vengono elencati i beni immobili e tutti i diritti giurisdizionali da lui tenuti nella baronia mottese.

Ma la situazione economica del Viceregno era in questa precisa fase storica, al collasso dopo il pesante drenaggio fiscale voluto nella politica economica di Filippo III° di Spagna e dopo la stessa Guerra dei Trent’anni.

Fu molto facile a questo punto, grazie alla grave crisi che stava investendo il Viceregno, ottenere da parte di Don Carlo Ruffo, III° Duca di Bagnara previo un cospicuo donativo alle casse statali, i titoli di Principe di S. Antimo nel 1641 e Principe della Motta San Giovanni nel 1682.

Il figlio di Don Carlo, Don Francesco; IV ° Duca di Bagnara, II° Principe della Motta , II° Principe di S. Antimo, Patrizio Napoletano, Signore dell’Amendolea, Fiumara di Muro e di Solano, comprò dal Regio Fisco la Signoria di S. Lorenzo e la Gabella di Catona, completò così definitivamente il controllo dell’intera area dello Stretto di Messina.

Il IV° Duca di Bagnara aveva sposato Donna Giovanna, figlia di Don Ottavio Moncada, conte di Mussomeli rafforzando così il ruolo della nobile casata nella Sicilia che conta.

I Ruffo di Bagnara con l’ acquisizione del titolo di Principi, ebbero la possibilità di entrare a far parte della ristretta élite aristocratica di sangue del Regno, e come tali, divennero Patrizi Napoletani e successivamente, “Grandi di Spagna”.

Motta San Giovanni dunque rientrò nelle azioni di controllo militare e commerciale del vasto territorio reggino, operate dalla Gran Casa di Bagnara, fortemente interessata e dunque impegnata, nelle azioni anti piratesche di difesa dei transiti terrestri.

Motta e tutto il suo vasto territorio furono sede principesca fino al 1806 proprio fino a quando, per le nuove leggi governative, si assiste all’eversione della feudalità. All’epoca, la sede principale dei Ruffo fu il Forte di Bagnara e in seguito il Palazzo Ducale al quale si affiancò lo splendido Palazzo di Messina e le altre residenze di Nicotera, S. Antimo, San Lucido oltre chiaramente, le residenze rappresentative di Napoli in Piazza del Mercatello e di Roma a Piazza XII Apostoli. Durante i due secoli cui Motta fu proprietà dei Principi Ruffo, godrà di grande floridezza e di un relativo benessere.

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