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Santo Niceto PDF Stampa E-mail
di Saverio Verduci   
Mercoledì 12 Novembre 2014 11:54

Storia di un castello nella Calabria Bizantina

sanicetoLa fortezza di Santo Niceto nel comune di Motta San Giovanni costituisce l’unico esempio di fortezza bizantina dell’Italia meridionale che si sia conservata in uno stato ottimale superando i deleteri effetti del tempo.

Scriveva A. M. De Lorenzo nel suo libro “Le quattro Motte estinte presso Reggio di Calabria”: «A due miglia e mezzo dal mare, e a dieci chilometri per diritto filo da Reggio, in mezzo a dirotte montagne, posava la Motta S. Niceto. Nell’approssimarsi da Reggio a Pellaro, vi è un tratto ,donde, percorrendo la ferrovia del lido, puoi discovrire, attraverso un vano dei colli litoranei, il cono di S.Aniceto, con la sua cima incoronata tutt’ora dalla cinta dell’antico castello».

Infatti seguendo le istruzioni del De Lorenzo, procedendo da Reggio verso Lazzaro e all’altezza del centro abitato di Pellaro volgendo lo sguardo verso le colline, è possibile ancora oggi vedere la cinta muraria di quello che fu dal periodo bizantino e fino al 1465 HAGHIOS NIKITAS, fortezza bizantina.

Uno dei problemi irrisolti circa Santo Niceto è quello della data di edificazione. Infatti non esistono ne atti ne altri documenti attestanti tale avvenimento. Santo Niceto fu un ammiraglio bizantino vissuto tra il 675 e il 741 che ritiratosi dalla vita militare si dedicò alla vita ascetica divenendo motivo di grande culto nel mondo greco-bizantino. Infatti, l’ipotesi maggiormente accreditata dagli storici circa l’edificazione di questo fortilizio si rifà proprio al culto di Niceto.

Nel corso del IX° secolo d.C. la Sicilia cadde definitivamente nelle mani degli arabi e numerosi furono i profughi che attraversarono lo Stretto e si stanziarono sulle coste calabre per scampare gli attacchi turcheschi. Furono con molta probabilità questi esuli a costruire questo castron in una zona che a loro avviso andava sicuramente fortificata attribuendogli il nome di S. Niceto in onore del loro santo-monaco.

Da questo momento in poi le notizie circa S. Niceto si fanno via via sempre più frequenti; se ne fa espresso riferimento per ben tre volte nel Brebion un elenco dei beni di proprietà della chiesa reggina-redatto intorno al 1050 circa e successivamente in tutta una serie di atti notarili di età normanna e aragonese.San Niceto - Il cristo

Santo Niceto per quanto attestato da questi atti controllava un territorio particolarmente vasto e strategicamente importante che andava dal torrente Valanidi alla fiumara Annà lungo la costa fino poi a raggiungere le cime aspromontane costituendo così nella prima età di Mezzo un baluardo strategico per il presidio dello Stretto a difesa del thema di Calabria.

Per tutta l’età medievale la baronia di Santo Niceto seguirà tutte le vicende tipiche del periodo storico: più volte infeudato,n umerose volte ceduto, altre acquistato e passato di mano in mano.

Parlando del castron di Santo Niceto e dell’area ricadente sotto il suo controllo è opportuno fare un rapido accenno alle chiese presenti in questo territorio. Infatti, ai piedi della collina sulla cui cima si erge il castello furono individuate ben quattro chiesette tutte di epoca bizantina e in una di queste situata proprio ai piedi della salita che conduce al portale del castello, denominata dell’Annunziata, è stato individuato sulle pareti dell’abiside ormai crollato, visto lo stato di deplorevole incuria in cui versa, un affresco raffigurante un Cristo aureolato detto Pantocratore con ai suoi lati San Giovanni e una Madonna in preghiera. Purtroppo ormai di quelle immagini non resta più nulla, solo vecchie foto riusciranno a conservare ciò che l’uomo non è riuscito a fare.

Il De Lorenzo ci fornisce la notizia di una chiesa anche all’interno della cinta muraria ma allo stato degli studi non è stato ancora possibile individuarla. Si tratta di chiese tutte di culto bizantino perché l’area di Motta S. Giovanni rientra in quella fascia della diocesi di Reggio Calabria definita greca da tutti gli storici perché fino al XVII° secolo inoltrato il rito praticato fu proprio quello greco con una naturale e ininterrotta continuità durante tutti i secoli.

Santo Niceto capitolò definitivamente nel 1465 nel corso delle sempre più frequenti diatribe fra reggini e abitanti delle motte che “attorniavano” la città di Reggio. Tale arduo compito fu svolto dal duca di Calabria Alfonso che con il suo esercito riuscì a occupare tutte le motte tranne la S. Agata che si affidò alla protezione papale.

La tradizione locale ci riferisce che S. Niceto fu occupato con un efficace stratagemma: nel cuore della notte i soldati assedianti radunarono, su una vallata sottostante il castello, un gregge di pecore legando alle loro corna piccoli rami di alberi accesi traendo così in inganno i soldati che si occupavano della difesa della fortezza i quali temendo un attacco dei nemici lasciarono sguarnito un lato del castello dal quale, grazie all’aiuto di un monaco traditore che aprì il portale di accesso, i nemici penetrarono al suo interno assediandolo definitivamente.

Era l’autunno del 1465…

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Saverio Verduci

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