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Sulle sponde dell'Halex al suono delle cicale mute PDF Stampa E-mail
di Saverio Verduci   
Lunedì 09 Febbraio 2015 17:03

halexMito, leggenda, fantasia e storia si fondono in un unicum culturale che ben fotografa la bella e affascinante realtà dei luoghi magici nei quali viviamo e nei quali il sapore e l’odore dei secoli del passato si espande denso quasi a caratterizzare l’area e la brezza del vento che soffia trasportando con se le memorie del nostro celebre e glorioso passato.

È un luogo magico questo; è il luogo dove le onde greche giungono a incontrare quelle latine; è il luogo dal quale Aristone di Rhegion ed Eunomos di Locri partirono per raggiungere Delfi e sfidarsi nelle gare musicali.

Infatti, secondo quanto riferito dalla tradizione, Eunomos vinse la competizione canora mentre Aristone venne deriso per non avere avuto voce proprio come le cicale dell’Halex, l’antico fiume di frontiera che segnava il confine delle chorai di Rhegion e Locri.

Le sponde dell’Halex, terre di conflitti, terre di battaglie tra Reggini e Locresi che hanno scritto tante belle pagine della nostra storia.

L’Halex fiume delle leggende come quella che ricorda il passaggio di Heracle nella polis reggina e più nello specifico lungo il suo confine meridionale.

Diodoro Siculo tramanda infatti un avvenimento capitato a Heracle durante la sua sosta sul fiume Halex, al confine tra Rhegion e Locri. Mentre riposava per la fatica del viaggio, l'eroe disturbato dal frinire dalle cicale, si rivolse agli dei pregandoli di fare sparire quelle che lo disturbavano; gli dei esaudirono nell’immediatezza la sua richiesta e da quel preciso momento non solo esse scomparvero, ma nel tempo a venire nessuna cicala si mostrò in quella regione.

Secondo un’altra leggenda che si rifà a una più antica versione sempre riguardante le cicale del fiume Halex (forse l'odierna fiumara Galati nel territorio palizzese) sembra che quelle che dimoravano sulla sponda locrese erano canore, mentre quelle sulla sponda reggina fossero quasi mute.

È lo storico Timeo a riferircela e sempre secondo il suo parere, tale leggenda ad altro non alludeva se non alla contesa poetica sorta tra Aristone di Rhegion e Eunomos di Locri.

Lo scrittore Eliano nel tentativo di spiegare la diversità esistente e a tutti a quel tempo conosciuta, tra le cicale della sponda reggina dell’Halex e quelle della sponda locrese, riporta un’antica controversia tra gli abitanti di Rhegion e quelli di Locri a proposito del diritto di transitare o lavorare i campi appartenenti al territorio di confine.

Sulla stessa tradizione leggendaria è quanto riportato, sempre in merito alle cicale mute dell’Halex da Aristotele, il quale, riprendendo quanto già affermato da Stesicoro circa un proverbio particolarmente presente tra gli abitanti della polis locrese, il quale raccomandava di temere il canto delle cavallette, volendo alludere con questo al pericolo di un'invasione da parte dei Reggini. Secondo Strabone invece tale fenomeno dipendeva dal fatto che le cicale locresi si trovavano al sole, per cui le loro membrane potevano asciugarsi dalla rugiada e quindi permettere il canto, mentre quelle reggine, poste in una zona d'ombra, avevano sempre le membrane umide.

L’Halex, le sue sponde, le sue terre, i suoi avamposti militari dove le vedette di confine delle due poleis si fronteggiavano, un continuum storico le cui ombre si riverberano ancora oggi sotto i nostri occhi, il suono continuo delle armerie degli opliti agli ordini dei loro comandanti a serrare le file e i buoi di Gerione guidati da Heracle che assistono; mito e leggenda che si fondono originando così la nostra storia.

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Saverio Verduci  

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